Rally delle materie prime e dollaro debole: cos’è successo a gennaio sui mercati?

Buongiorno a tutti e a tutte, come sempre andremo ad analizzare quanto è successo sui mercati nel mese di gennaio 2026, andando ad vedere i principali temi che hanno movimentato i mercati finanziari in questo primo mese del nuovo anno.

Come sono andati i mercati in questo mese?

Buongiorno a tutti e a tutte, come sempre andremo ad analizzare quanto è successo sui mercati nel mese di gennaio 2026, andando ad vedere i principali temi che hanno movimentato i mercati finanziari in questo primo mese del nuovo anno.

Azionario

S&P500: +1,67% (LINEA BLU)
FTSE MIB: -0,65% (LINEA VERDE)
DAX (30 titoli tedeschi a maggior capitalizzazione): -0,93% (LINEA ROSSA)
NASDAQ: +1,93% (LINEA ARANCIONE)

 

 

Dopo un mese di dicembre con la sovraperformance dell’azionario europeo sull’azionario statunitense, il mese di gennaio ha riportato l’azionario americano a sovraperformare l’azionario del Vecchio continente, con FTSE MIB e DAX che hanno chiuso il mese di gennaio in leggero calo. L’azionario globale ha vissuto un mese volatile, partito con il botto salvo poi ritracciare dopo la metà del mese e recuperare nelle ultime sedute.

Obbligazionario

GOVERNATIVO USA SCADENZA 20+: +0,11% (LINEA BLU)
BTP10 ANNI: +1,51% (LINEA ARANCIONE)
BTP SCADENZA 1-3 ANNI: +0,37% (LINEA VERDE)
GOVERNATIVO USA SCADENZA 1-3 ANNI: -0,97% (LINEA ROSSA)

 

I rendimenti a breve statunitensi in rialzo hanno portato a ribassi sui bond a breve americani. La parte lunga della curva è rimasta pressoché stabile. Mese positivo invece per la parte di reddito fisso italiano, con rialzi sia per i BTP a breve che per i BTP a lunga duration.

Materie prime

GAS NATURALE: +37,76% (LINEA VERDE)
ORO: +11,71% (LINEA BLU)
PETROLIO: +14,73% (LINEA ARANCIONE)

 

 

Sul fronte delle commodity l’oro ha toccato nuovi massimi storici, superando i 5300$ l’oncia, salvo poi ritracciare pesantemente nell’ultimo venerdì del mese di gennaio e perdere l’11% in una sola seduta. L’indebolimento del dollaro e la situazione geopolitica hanno contribuito alla continuazione del trend positivo per il metallo prezioso. Sul fronte energetico molto bene anche gas naturale e petrolio, supportati dalle tensioni geopolitiche e all'indebolimento del biglietto verde

Cos’è successo sui mercati questo mese?

Il 2026 si è aperto con un messaggio piuttosto chiaro per i mercati finanziari: i fondamentali economici tengono con il contesto che è diventato più “nervoso” (vedasi i movimenti sul fronte delle materie prime).

Dopo mesi caratterizzati da una volatilità contenuta e da una lettura relativamente ordinata dello scenario macro, gennaio ha riportato al centro dell’attenzione due elementi che spesso si intrecciano: il movimento dei tassi di interesse e il peso dell’incertezza politica e geopolitica.

La prima parte del mese è stata dominata dai dati macroeconomici statunitensi, che hanno confermato un quadro ormai noto: l’economia USA continua a muoversi a due velocità con il settore manifatturiero che resta in difficoltà ed i servizi che continuano a sostenere la crescita. Il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento, ma in modo graduale e ordinato, senza evidenze di un deterioramento improvviso. Le assunzioni rallentano, i licenziamenti restano contenuti e la disoccupazione si muove più per dinamiche di partecipazione che per un vero indebolimento della domanda di lavoro.

In questo contesto, anche l’inflazione continua a dare segnali di moderazione, soprattutto sul fronte dei beni, mentre i servizi restano più resistenti. Per la Federal Reserve il messaggio è coerente: nessuna urgenza di intervenire, ma massima attenzione all’evoluzione dei dati. Nel meeting di gennaio la FED non ha tagliato i tassi di interesse ma il mercato continua a scontare un allentamento monetario nel corso del 2026, aspettandosi però un approccio prudente e “data-dependent”. 

Dopo un 2025 di incertezza sul fronte macroeconomico americano, soprattutto per via dell’incertezza derivante dai dazi di Trump, il 2026 si è aperto in continuità con gli ultimi mesi dello scorso anno, evidenziando un quadro più leggibile e chiaro.

Nella seconda metà del mese il baricentro dei mercati si è spostato. A guidare i movimenti non sono stati tanto i dati economici, quanto il comparto obbligazionario. La pressione è partita dal Giappone, dove il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza ha innescato una correzione più ampia sui mercati obbligazionari globali, riflettendosi anche sui Treasury statunitensi. Questo passaggio è stato rilevante perché ha riacceso il tema del premio al rischio richiesto dal mercato per detenere titoli a lunga durata, soprattutto in un contesto in cui la domanda estera marginale di bond americani – in particolare quella degli investitori giapponesi – potrebbe diventare meno stabile.

Su questo terreno già più fragile, la politica e la geopolitica hanno agito da amplificatore. Le tensioni istituzionali percepite attorno alla Federal Reserve, il ritorno della retorica sui dazi, il dossier Groenlandia e le frizioni commerciali tra Stati Uniti, Europa e altri attori globali hanno contribuito ad aumentare il cosiddetto “headline risk”. Non tanto perché questi eventi abbiano modificato i fondamentali economici nel breve periodo, quanto perché hanno spinto gli investitori a richiedere un premio più elevato per detenere asset rischiosi.

Focus: materie prime, un gennaio di rally anomali

In questo contesto di maggiori timori, il mercato delle materie prime ne ha beneficiato. Il petrolio ha mostrato forza nonostante dati sulle scorte statunitensi tendenzialmente ribassisti, segnalando come il prezzo sia stato guidato più dal rischio geopolitico che dai fondamentali di domanda e offerta. L’oro, coerentemente, ha beneficiato dell’aumento dell’incertezza, tornando a svolgere il suo ruolo di copertura in fasi di maggiore instabilità e apprezzandosi in virtù del deprezzamento del dollaro salvo poi avere un ultima seduta del mese horror, perdendo l’11% in una sola seduta.

L’informazione che ci ha dato questo anomalo mese di gennaio per le materie prime è la seguente: gli investitori (e gli speculatori) sono stati propensi a spostarsi verso asset reali, non solo oro e argento, con una rotazione verso metalli come oro, argento e metalli industriali

L’oro ha raggiunto nuovi massimi storici ma anche l’argento ha mostrato un’accelerazione molto marcata, ridefinendo i confini del rally delle materie prime: il prezzo ha raggiunto, e in alcune sedute superato, la soglia di $110-$120 per oncia, spinto dalla combinazione di domanda industriale, investitori retail e flussi speculativi. Tale speculazione anche per l’argento si è vista con l’ultima seduta di gennaio, dove in una sola giornata borsistica ha ritracciato del 31%. 

La dinamica complessivamente rialzista non si limita ai soli metalli preziosi. Secondo le rilevazioni di mercato, anche altre materie prime industriali come il rame, l’alluminio e il nichel hanno registrato forti rialzi, raggiungendo livelli record o pluriennali. 

Infatti, dal punto di vista fondamentale, metalli come il rame restano legati alle prospettive di domanda globale – in particolare legate ad infrastrutture, elettrificazione, automazione e diffusione dell’intelligenza artificiale – ma parte del movimento è stato amplificato da dinamiche speculative e da una debolezza del dollaro che ha reso le commodity denominate in valuta americana più attraenti per gli investitori internazionali. 

Un ri-apprezzamento eventuale del dollaro nel breve-medio periodo potrebbe portare a ribassi e prese di profitto sulle materie prime vista l’ascesa speculativa e parabolica dell’ultimo mese: tale situazione l’abbiamo vista già nell’ultimo venerdì del mese, con dollaro, argento e le altre materie prime che hanno fatto registrare perdite importanti a doppia cirfra.

Focus: azionario

Sul fronte azionario, gennaio ha confermato un altro tema chiave che probabilmente accompagnerà tutto il 2026: l’evoluzione dell’intelligenza artificiale va verso una fase più selettiva. Il mercato continua a credere nel trend di lungo periodo, ma è diventato meno disposto a pagare per esposizioni generiche. Gli investitori stanno premiando le aree in cui la monetizzazione è più visibile – infrastrutture, semiconduttori, investimenti reali – mentre mostrano maggiore cautela verso settori e modelli di business molto sensibili alle ipotesi di crescita o caratterizzati da elevata leva finanziaria.

In parallelo, emerge con forza un filo conduttore strutturale: la convergenza tra intelligenza artificiale, industria ed energia. La crescente domanda di potenza di calcolo, storage e capacità di rete sta trasformando l’energia in un asset sempre più strategico, con implicazioni che vanno ben oltre il breve termine.

Nonostante le tensioni geopolitiche e la crescita delle materie prime, il dollaro debole ha favorito la crescita dei principali listini globali che hanno fatto registrare un mese di gennaio positivo, trainato dalle trimestrali positive di alcune delle principali aziende del mondo, su tutte Meta.

Cosa possiamo imparare dagli avvenimenti di quest’anno?

La lezione di gennaio è chiara. I mercati possono diventare più instabili anche in assenza di un peggioramento netto dei fondamentali, soprattutto quando i tassi tornano a muoversi e l’incertezza geopolitica aumenta. Per un investitore con un orizzonte di medio-lungo periodo, questo tipo di contesto ricorda l’importanza di un approccio strutturato: la diversificazione non serve a evitare ogni scossone, ma a rendere il percorso più sostenibile, riducendo il rischio di decisioni emotive proprio nei momenti in cui il rumore di mercato tende ad aumentare.

Un altro insegnamento che ci lascia questo mese di gennaio è il seguente: acquistare un asset (come ad esempio l’argento) solamente perché sta avendo una crescita parabolica (e quindi per FOMO) può fare molto male. Lo possono testimoniare quelle persone che hanno acquistato l’argento a 115$ l’oncia il 30 gennaio per poi vedere il metallo prezioso chiudere la seduta sotto gli 80$.

Oltre alla diversificazione quindi, questo gennaio ci lascia in eredità l’importanza di non fare acquisti “di pancia”, ma ponderare ogni decisione sempre in funzione di profilo di rischio ed orizzonte temporale.