Un anno sulle montagne russe. Cosa è successo sui mercati e cosa aspettarsi dal 2026?

Buongiorno a tutti e a tutte. Nel mese scorso, dicembre, ripercorrendo i principali eventi che hanno influenzato l’andamento dei mercati in questo mese e, più in generale, in questo 2025 che si è contraddistinto per volatilità e repentini recuperi del mercato azionario.

Come sono andati i mercati in questo mese?

Buongiorno a tutti e a tutte. Nel mese scorso, dicembre, ripercorrendo i principali eventi che hanno influenzato l’andamento dei mercati in questo mese e, più in generale, in questo 2025 che si è contraddistinto per volatilità e repentini recuperi del mercato azionario.

Azionario

S&P500: +1,22% (LINEA BLU)
FTSE MIB: +3,89% (LINEA VERDE)
DAX (30 titoli tedeschi a maggior capitalizzazione): +3,82% (LINEA ROSSA)
NASDAQ: +0,62% (LINEA ARANCIONE)

 

Mese di forti rialzi per l’azionario europeo, con il settore bancario e gli industriali che hanno corso portando il FTSE MIB e il DAX a chiudere il mese in rialzo di quasi 4 punti percentuali.

Bene anche l’azionario statunitense: meglio lo S&P500 rispetto al Nasdaq, con il settore tecnologico che ha sottoperformato rispetto alla componente value.

Obbligazionario

GOVERNATIVO USA SCADENZA 20+: +0,64% (LINEA BLU)
BTP10 ANNI: -0,09% (LINEA ARANCIONE)
BTP SCADENZA 1-3 ANNI: +0,01% (LINEA VERDE)
GOVERNATIVO USA SCADENZA 1-3 ANNI: -0,73% (LINEA ROSSA)

Dicembre, nonostante le decisioni di FED e BCE sui tassi, è stato un mese relativamente tranquillo in quanto le decisioni delle banche centrali non hanno disatteso le aspettative dei mercati. 

La curva dei rendimenti italiana è rimasta pressoché stabile mentre lato USA ci sono state più turbolenze, con una discesa nei prezzi sia dei bond a breve che dei bond a lunga.

Materie prime

GAS NATURALE: -14,93% (LINEA VERDE)
ORO: +2,34% (LINEA BLU)
PETROLIO: -2,68% (LINEA ARANCIONE)

 

Sul fronte delle commodity l’oro ha toccato nuovi massimi storici, superando i 4500$ l’oncia. L’indebolimento del dollaro e la situazione geopolitica hanno contribuito alla continuazione del trend positivo per il metallo prezioso. Sul fronte energetico male gas naturale e petrolio.

Cos’è successo sui mercati questo mese?

Il mese di dicembre è stato positivo per i mercati, con gli investitori che hanno acquistato dopo i ribassi di novembre sfruttando la stagionalità positiva. Il mese di dicembre va a chiudere un anno molto movimentato, dove la performance dell’azionario globale è stata positiva, accompagnata da fasi di volatilità e repentini saliscendi. 

Il 2025 verrà ricordato come uno di quegli anni che mettono alla prova anche l’investitore più esperto. Non tanto per il punto di arrivo dei mercati – che, nel complesso, rimane positivo – quanto per il percorso: irregolare, nervoso, spesso emotivamente estremo. Un vero roller-coaster finanziario, alimentato da politica monetaria, concentrazione settoriale e da un fattore politico tornato improvvisamente centrale: Donald Trump.

A inizio anno lo scenario sembrava relativamente ordinato. Inflazione in graduale rientro, crescita in rallentamento ma ancora resiliente, banche centrali vicine a una svolta. Poi il mercato ha iniziato a fare ciò che sa fare meglio: anticipare, esagerare, correggere

Dal panico alla ripartenza: cosa è successo davvero

Il primo semestre è stato dominato da scossoni improvvisi. Annunci su dazi, dichiarazioni aggressive sul commercio internazionale e il ritorno di una retorica economica più conflittuale hanno generato ondate di volatilità difficili da ignorare. In alcuni momenti il VIX (l’indice della paura) ha raggiunto livelli tipici delle fasi di stress, pur in assenza di una recessione conclamata. Questo è un punto chiave del 2025: la paura non è nata dai dati, ma dalle aspettative.

E mentre il sentiment oscillava rapidamente, i fondamentali mostravano una realtà più stabile con utili societari statunitensi in crescita moderata, mercato del lavoro ancora solido e consumi resilienti nonostante tassi elevati.

Il risultato? Ogni correzione è stata seguita da recuperi rapidi, riportando indici come l’S&P 500 vicino ai massimi storici, ma con una frequenza di drawdown che ha messo a dura prova la tenuta psicologica degli investitori.

All’inizio di aprile, l’indice S&P 500 era scivolato a un passo dal bear market (-20% dai massimi). L’annuncio di dazi estesi da parte dell’amministrazione di Donald Trump ha riacceso paure che molti credevano archiviate, innescando una delle fasi di stress più intense degli ultimi anni. 

Il grafico 1 mostra l’andamento dello S&P500, il principale indice azionario statunitense, nel 2025, con evidenza del crollo nel mese di aprile e della successiva ripresa che ha portato, in chiusura di anno a nuovi massimi storici per l’azionario USA. L’andamento dell’indice statunitense è stato il medesimo dell’MSCI World e dei principali indici azionari europei, mostrando molte analogie con l’andamento avuto dagli stessi indici durante la pandemia di Covid-19, contraddistinti da un forte calo nei mesi di marzo e aprile e da una repentina ripresa.

Grafico 1 – L’andamento dello S&P500 nel 2025

 Grafico 1 – L’andamento dello S&P500 nel 2025

Fonte: stooq.com

Trump e FED: i principali catalizzatori di mercato nel 2025

La figura di Donald Trump ha agito nel 2025 come un moltiplicatore di incertezza:

  • ogni dichiarazione su commercio e politica industriale ha generato reazioni immediate,
  • i settori più esposti al commercio globale hanno mostrato volatilità superiore alla media,
  • il dollaro e i rendimenti obbligazionari hanno reagito più alle parole che ai dati macro.

Questo ha riportato alla luce una dinamica già vista in passato: la politica come fattore di mercato, non più solo di contesto. Nel 2025, investire ha significato anche saper convivere con il rischio che una frase, un tweet o un’intervista potessero spostare miliardi di capitalizzazione in poche ore.

In parallelo, la Federal Reserve è rimasta il perno dell’intero sistema. Il mercato ha più volte anticipato tagli dei tassi, mosso dalle aspettative, per poi ritracciare ad eventuali sorprese negative su inflazione e occupazione.

Questa alternanza ha creato un ambiente “anomalo” nel 2025 con movimenti violenti su dati marginali, rally rapidi seguiti da prese di profitto altrettanto veloci e difficoltà crescente nel distinguere rumore e segnale. Il risultato è stato un mercato iper-reattivo, dove il breve termine ha spesso sovrastato la lettura strategica.

Un altro elemento strutturale del 2025 è stata la concentrazione dei rendimenti. Una parte significativa della performance degli indici è arrivata da pochi titoli, in larga parte legati a tecnologia e intelligenza artificiale.

Questo ha prodotto una sensazione ingannevole: indici solidi ma con ampia parte del mercato laterale o debole.

Cosa aspettarsi dal 2026?

Dopo un 2025 dominato da volatilità estrema, politica e concentrazione dei rendimenti, il 2026 si presenta come un anno di transizione, meno spettacolare ma potenzialmente più costruttivo per chi investe con metodo. Vediamo i principali key point che ci attendiamo per il 2026:

  • Crescita più lenta, ma più leggibile. Le principali economie dovrebbero muoversi su ritmi di crescita moderati. Negli Stati Uniti l’attività resta solida, ma senza l’effetto “turbo” degli stimoli fiscali e monetari degli anni passati. In Europa il quadro è più fragile, ma con meno pressione inflazionistica. Questo riduce il rischio di shock improvvisi, pur non eliminandolo.
  • Politica monetaria meno dominante. La Federal Reserve e le altre banche centrali dovrebbero avere un ruolo più neutrale rispetto al 2025. I tassi resteranno probabilmente sugli attuali livelli (o poco al di sotto), ma con un sentiero più chiaro. Meno sorprese sui dati significa mercati meno isterici, anche se non necessariamente meno volatili.
  • Rendimento atteso potenzialmente più contenuto. Dopo tre anni consecutivi di forti rialzi negli Stati Uniti, il potenziale di rendimento azionario potrebbe essere leggermente più limitato. Questo non implica un anno negativo, ma un contesto la differenza la sarà nelle scelte di investimento: con l’azionario value, mid-cap e settori rimasti indietro nel 2025 che potrebbero sovra-performare e quindi con le scelte di investimento che faranno la differenza nella performance;
  • Politica ancora presente, ma meno shock. L’effetto Donald Trump e delle scelte geopolitiche resterà sullo sfondo, ma il mercato tende ad assorbire l’incertezza politica una volta che diventa “conosciuta”. Il rischio non sparisce, ma viene prezzato in modo più graduale.

Cosa possiamo imparare dagli avvenimenti di quest’anno?

La vera lezione del 2025 è una: il percorso conta più del risultato. Se si guarda solo alla performance finale, il 2025 potrebbe sembrare un anno “positivo”. Ma per l’investitore reale la sfida è stata un’altra: restare investito e non cedere all’emotività. 

Chi si è fatto prendere dall’emotività nel mese di aprile non ha dormito sonni tranquilli. Chi non ha guardato l’andamento degli investimenti per tutto l’anno, guardando al proprio portafoglio solo 1 giorno l’anno, ha vissuto un anno positivo e di forte crescita. Il 2025 ha ricordato una verità semplice ma scomoda: la differenza tra un buon mercato e un buon investimento è il comportamento dell’investitore.

Il 2025 non è stato un’eccezione. È stato un assaggio di mercati sempre più sensibili alla politica, guidati dalle aspettative e rapidi nel punire l’emotività.

In questo contesto, l’investimento torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un processo strutturato, costruito per attraversare fasi difficili senza perdere la rotta.

E se il 2025 ha insegnato qualcosa, è che spesso gli anni più scomodi sono quelli che contano di più nel lungo periodo.